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martedì 16 dicembre 2014

Domenica il suo 300° gol, ma i "furmini" di Luca Toni sono arrivati anche in Nepal!

Lo scorso anno con "Ishalaya" e la tappa del torneo di calcetto "Amico Francesco", anche il calcio e la Fiorentina è stato in qualche modo protagonista nelle terre dell'Himalaya, ma non per la prima volta...
Forse non tutti sanno (o ricordano) che del calciatore Luca Toni (adesso nel Verona ma allora nella Fiorentina)  si parlò molto anche in Nepal, appunto, tra l'inverno 2005 e la successiva estate, quella del "mondiale" 2006. 
La scorsa domenica ha segnato il suo gol n° 300 in carriera, ma in quel periodo, a celebrare le sue prodezze, a Firenze fu girato e coniato per lui il famoso "Toni e... furmini". 
L'Associazione Centro Coordinamento Viola Club mi affidò anche alcune magliette da dare poi a quelli che sarebbero divenuti i primi aderenti della sezione "junior" proprio del Viola Club Kathmandu che nacque ufficialmente il 
5 dicembre 2005.

Non abbiamo mai avuto occasione di incontrare e conoscere Luca Toni (anche perché eravamo concentrati su un particolarissimo invito espresso dal nostro Presidente Onorario Karna Shakya, ancora rimasto senza risposta...), ma cogliamo l'occasione di questo suo traguardo raggiunto per salutarlo idealmente dal Nepal e dalle nostre pagode di Kathmandu con qualche immagine che unisce il grande Luca al Nepal, ed in particolare ai bambini che furono coinvolti in quella festa ed ai miei cari Sharita e Dinesh...

NAMASTE'!





  (con le semplici istruzioni per... aderire!)




mercoledì 3 dicembre 2014

Il Popolo Saharawi e la delegazione del senatore Stefano Vaccari, Roma ed il caro Lelio Giachetti

Dal "presidente" Sandro Volpe riceviamo questo comunicato stampa diffuso dall'Agenzia ASCA...

Da due giorni una delegazione dell’intergruppo parlamentare, guidata dal senatore Stefano Vaccari, è partita per una missione nei campi dei rifugiati saharawi nel deserto algerino, per visitare le tendopoli, incontrare i rappresentanti del Parlamento algerino, l’ambasciatore italiano ad Algeri, il Presidente e i ministri della Repubblica Araba Saharawi Democratica, effettuare una visita nei territori liberati del Sahara Occidentale fino al muro eretto dal Marocco negli anni ottanta.

La missione si svolge in un contesto mutato, che vede le condizioni dei rifigiati  in costante peggioramento, soprattutto sotto l’aspetto dei diritti umani. All’Onu e’ stata recentemente rilanciata la proposta di includere nel mandato della Minurso (missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) la supervisione del controllo sulle violazioni da parte del governo del Marocco, documentate in diversi rapporti ufficiali del dipartimento di Stato Usa, dell’Unione africana, dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, del Parlamento europeo e di autorevoli organizzazioni come Human rights watch e Fondazione Kennedy. Tutti evidenziano sistematiche violazioni nei confronti della popolazione saharawi. La delegazione parlamentare e’ composta dai senatori Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo, Elena Ferrara, Maria Mussini, Maria Spilabotte e Giuseppe De Cristofaro e gli onorevoli Patrizia Maestri, Giuseppe Romanini e Renzo Carella, che si autofinanzieranno interamente le spese relative.


La riprendo molto volentieri. E specialmente oggi... 

Ma del gruppo che raggiunse Roma quel giorno da Sesto Fiorentino, c'era anche un amico che ha attraversato tanti momenti della mia vita (ed anche in "tappe" precedenti): Lelio Giachetti.
Quel giorno di Roma, con lo stesso Sandro, e Pierluigi, e la "presidente" Fatima, rimarrà l'ultimo in cui ci siamo incontrati e scambiati qualche parola...
Nelle ultime ore, ho infatti appreso che Lelio se n'è andato, per l'ultima sua tappa... Anche lui, in questo 2014...



E riprendo volentieri anche quest'immagine a lato che lo ritrae da Presidente dell'Associazione Anziani, con il diploma del Millepedibus tra le mani, ma i miei ricordi più cari vanno agli anni ottanta. All'esperienza nel consiglio di quartiere n°1 di Sesto, a Mauro Collini, a Uluru...
Ma la storia (anche questa!), di riunioni, incontri e telefonate, sarebbe assai lunga! E questo vuole essere oggi un semplice saluto: a Lelio e magari anche ad un "sogno" di risoluzione Saharawi legato alla missione della delegazione parlamentare di queste ore ed al ricordo di quel giorno di giugno.

Ciao Lelio... e ricordati di salutarmi Mauro!







mercoledì 26 novembre 2014

Nel giorno 30 del mese di Kartik (কার্ত্তিক) dell'anno 2055 del calendario Vikram: una "conquista" su antiche strade...

Anche se "Per le antiche strade del futuro" (con il contributo del "piccolo" Dario) non fu il documentario del mio primo Nepal, quello del 1985. Il mio prim o viaggio in Nepal nacque grazie ad un personaggio che ha indubbiamente segnato la mia esperienza: Giovanni Cecconi. Ed a un trekking che aveva organizzato verso il Campo Base Annapurna, il Santuario... (che in bicicletta raggiungerò "solo" nell'inverno 1999/2000). 
Per le antiche strade è il nome del primo video-documentario "serio" relativo alla mia prima traversata del Nepal, da Kodari/Tibet a Sanauli/India, nel 1989...

A seguire il commento che introduce l'articolo del Kathmandu Post al rientro dalla conquista del lago più alto del mondo da poco inserito anche nello spazio Ciclisti Per Caso su "fb":

"The Kathmandu Post" - Kartik 30, 2055
Ce ne sarebbero ancora... ma penso opportuno concludere la rassegna stampa nepali con quest'articolo uscito il giorno 30 del mese di KARTIK (কার্ত্তিক) dell'anno 2055 del calendario Vikram...
Che poi sarebbe stato il 16 novembre 1998: "56 anni e mezzo" avanti al nostro!
Anche a bordo di una bicicletta Shuttle (quasi) spaziale dopo una straordinaria "conquista", la sensazione è stata sempre la stessa, dello scorso anno come del prossimo viaggio, un rinnovarsi continuo di ciò che avvertii da subito, nel mio "primo" Nepal del 1985: trovarmi "sulle antiche strade del futuro"...




mercoledì 12 novembre 2014

Forlì: il San Martino di Claudia con Limam Boisha, poeta Saharawi


Anche il primo San Martino "scolastico" (fino ad ieri lo aveva sempre festeggiato come patrono) di Claudia è stato assai particolare!
Da autentica "CICLISTAperCASO-universitaria" non ha infatti mancato un doppio appuntamento con il poeta del Popolo Saharawi Limam Boisha: al mattino in facoltà, alla sera in una libreria del centro.


Questo lo "scarno" comunicato stampa:
In collaborazione con Arci Comitato di Forlì, Rayuela Edizioni e Festival della Letteratura di Milano, annunciamo la prima tappa di un percorso volto a diffondere la cultura del Sahara Occidentale in Italia. In compagnia di Limam Boisha, scrittore saharawi, e Milton Fernández, della Rayuela Edizioni, presentiamo un'opera cardine della letteratura contemporanea del Sahara Occidentale. Usi, costumi e speranze di un popolo in esilio forzato da quasi 40 anni, si fanno prosa e verso e ci accompagnano in un viaggio alla scoperta di una cultura altra, sconosciuta ai più, eppure strettamente vincolata alla storia dell'occidente europeo.


Soprattutto al mattino dovrebbe anche avere avuto uno scambio di idee e di conoscenza con Limam, anche perché proprio la stessa Claudia ha avuto modo in più di un'occasione di conoscere ed essere in qualche modo "attiva" per la causa Saharawi, ma confidiamo proprio di ricevere da lei, al più presto, qualche sua riflessione su questi momenti del suo San Martino...



Eccola!

18 novembre: una settimana dopo...
Anche se fisicamente ero a scuola, questo San Martino mi ha riportata “spiritualmente” in uno dei posti più incredibili che abbia mai visto: il deserto. 
Questo è potuto accadere grazie all’incontro con Limam Boisha, poeta Saharawi . 
Durante il suo intervento, nella lezione di traduzione al mattino come alla presentazione di un suo libro della sera, e tradotto proprio da una studentessa della mia facoltà, sono venuta a conoscenza di progetti che mi sono sembrati utili per la causa del popolo Saharawi.
La “Generación de la Amistad saharaui”, di cui Limam fa parte, mi ha fatto venire subito in mente anche qualcos'altro che mi ha toccato particolarmente il cuore durante la mia esperienza scolastica precedente: Federico García Lorca, con tutto il suo impegno verso quelli che nella sua società erano considerati gli ultimi, e il rapporto di amicizia che lo legava ad altri scrittori che, come lui, hanno vissuto i tragici anni della guerra civile spagnola.
Quello che mi ha colpito di più delle parole di Limam è stata la passione che coloro che fanno parte della  Generación hanno per la lingua spagnola, nonostante la Spagna abbia avuto, in passato, notevoli responsabilità in quella che è la loro situazione attuale e che ancora oggi sia al centro di questioni non del tutto chiare. Ma questa lingua dà maggiori possibilità di farsi conoscere nel mondo, ed è questo l’importante per loro. 
Mi è sembrato molto bello anche il proposito di questi scrittori: cercare sì di far conoscere il loro popolo, ma soprattutto negli aspetti che riguardano la sua cultura. 
Credo davvero che sia un intento straordinario perché, pensando all'esperienza che ho avuto la fortuna di vivere più di due anni e mezzo fa, le emozioni che ho provato durante quel viaggio sono state molto legate alla scoperta di quella che era ed è una cultura totalmente diversa da quella che mi circonda. 


Ma non solo...
Sempre  per la "sua" facoltà universitaria e sempre grazie all'incontro con Limam, in questi giorni Claudia si è trovata anche a tradurre un'articolo di Rosa Montero. 
Una storia ed una "vergogna" che riguarda una donna saharawi: Zahra Abdallahi Lefdil.
Una storia ed una "vergogna" che lo stesso Limam conosce assai bene ma che si è astenuto dal commentare: Zahra è sua moglie...
(Cliccando su queste righe andrete proprio alla "traduzione" originale...)



Un po' dell'esperienza con Claudia con il popolo Saharawi:

- OLYMPIC SOFTBALL: dai campi profughi di Tindouf (Mijek)

- Una "partita" veramente olimpica! (dal TGR Rai)

- Premio EDOARDO MANGIAROTTI 2013: una "menzione" per il progetto nel deserto


Claudia: CICLISTIperCASO a Forlì...





sabato 1 novembre 2014

Da "I giorni di Tilicho 1998": la sacra Muktinath

Upasana Malla, Marco Banchelli e Jeetbhadur Magar
a Muktinath con la bandiera dell'Europa
Nel giorno di "Ognissanti", approfitto della storia (per immagini e qualche parola) che si sta sviluppando in altre pagine riguardo alle avventure in bicicletta sulle acque con lo Shuttle Bike, per segnalarla anche attraverso questo BLOG dal vago sapore di "spirito".
E' una specie di piccola galleria fotografica (a cui sicuramente si aggiungeranno anche altre immagini), per avere un'idea di quel sacro e quell'azzurro che accompagnò quella fortunata esperienza del 1998...





E dato che ci sono, ne approfitto anche per ritornare su un pensiero su religioni e "cambiamenti" che in questa giornata e in questi tempi di tante confusioni mi pare particolarmente indicato.

Mi piacerebbe anche conoscere al riguardo qualche vostro pensiero e magari anche aprire una specie di dibattito, confronto... ci mancherebbe!
E naturalmente, 
Buona Festa di Ognissanti a TUTTI!

... l'avvicinarsi ad una religione e ad una filosofia 

come a presunte e definitive esperienze salvifiche:
più grande ne è il "bisogno",
più il rischio di sbagliarsi e confondersi 
è assai più che probabile,
quasi certo...

Alla Via, alla Verità, a Dio, come all'Illuminazione,
alla Preghiera come alla Meditazione
o comunque alla visione più chiara della Vita,
si comincia ad avvicinarsi quando,
in ciò che cercavi,
ti imbatti o ti incontri 
in un momento che non cerchi,
in cui non ci pensi,
o stai talmente "bene"
che quasi credi di non averne il bisogno...

Ed inizi a comprendere,
a sentirti più forte e sicuro, migliore.
Ma non siamo stati noi a scegliere...
Noi siamo gli "scelti"!
Il nostro  compito è solo il "riconoscere",
e farsi avvolgere,
e accompagnare.
Anche se talvolta il "cammino" potrà sembrare arduo
o l'ostacolo che avrai di fronte insuperabile.
La "destinazione" ne vale assolutamente la pena:
essere in sintonia con l'Assoluto ed il Supremo
come con noi stessi e TUTTI gli Altri...





venerdì 17 ottobre 2014

Sul Nepal e l'Himalaya, gli Annapurna, il "mio" Machhapuchhre...

L'amico Rajendra di Nepal Nature definisce gli ultimi accadimenti che hanno interessato la regione degli Annapurna come i più "drammatici" della storia del turismo nella forma che più ha reso famoso il Nepal nel mondo: il trekking. 

In queste ore non possiamo che non essere vicini a chi è stato in qualche modo colpito da questo incredibile evento. Anche se permettete che personalmente possa tirare un gran sospiro di sollievo nell'apprendere che il nostro "fraterno" amico Robin, abbia fatto appena in tempo a rientrare al sicuro prima dell'inferno... 
Conosco molto bene tutta quella zona del Nepal: dal Campo Base Annapurna nel versante sud, alla regione di Manang e Muktinath verso il Mustang, fino allo stesso Tilicho, nel versante nord. 
La sacra piramide del Machhapuchhre
(Marco Banchelli - gennaio 2000)
Andare per certi sentieri di alta quota, anche se alcuni itinerari possono essere alla portata di tutti, non è mai uno scherzo e soprattutto MAI andrebbe preso come una "normale" camminata nelle nostre montagne. Fosse solo per la lontananza e tutti i problemi  collaterali ad eventuali "imprevisti" che essa porta. Ma anche per una forma di rispetto ad una natura e delle montagne che appartengono ad altre culture e tradizioni.
E comunque le percentuali di rischio da sempre indicano questi straordinari percorsi che avvicinano al cielo, come i più pericolosi del nostro pianeta. Anche per i "trekking facili"...
Io stesso ho avuto modo di verificare certe situazioni fin dalla mia prima esperienza  nel 1985, giusto giusto di questi tempi e in questa stagione. Consigliata da guide ed esperti, ma assolutamente aperta ad eventuali e repentini "cambiamenti". Anche senza il terribile ciclone di quest'anno.
In quell'ottobre di quasi trent'anni fa infatti, la temperatura (per fortuna) non consentì alla neve di cadere, ma prendemmo tanta di quell'acqua... Se avessimo avuto quelli che ci avevano consigliato (e garantito) per la semplicità dell'escursione e la bellezza di quel periodo dell'anno, li avremmo assai volentieri lasciati agli attacchi delle sanguisughe da cui ci dovevamo difendere. Come minimo... E proprio verso il classico percorso del "santuario" Annapurna.
Anche se da quella "lezione" tanto cominciai ad imparare nella conoscenza del "mio" Nepal.
Nel maggio 1993, verso il Pisang Peak ed il tentativo di superare  i "6.000" con la bicicletta, fu solo grazie al grande fiuto ed esperienza del mio Jeetbhadur che ci risparmiammo di essere sommersi da un'incredibile nevicata che in una notte coprì tutta Manang, la valle ed i picchi che la circondano. E assolutamente devo ritrovare un bellissimo articolo di Riccardo Fontanini per LA NAZIONE, che lo raccontò e lo ricorda... (TROVATO! Lo inserisco nel "CampoBase" dei miei scritti, il blog di CICLISTIperCASO, con altre considerazioni... - basta cliccare su queste righe... )
Ma anche i tanti amici che in questi anni hanno anche solo tentato di condividere con me una normale alba dall'erta collina di Sarangkot, hanno imparato che non sempre le montagne si "concedono", neppure alla vista.
Adesso però, a rappresentare il Nepal e la sua "dimora delle nevi" che è l'Himalaya, e testimoniare la mia vicinanza a chi in un qualche modo è stato colpito da questa tragedia, non posso che evocare tutta la sacralità e spiritualità del mio Machhapuchhre.
E, naturalmente, NAMASTE'!



venerdì 19 settembre 2014

Caritas Nepal: i primi "25" anni di attività

Riprendiamo da "Asia News" una notizia che ci riguarda molto da vicino: il primo "quarto" di secolo di servizio della Caritas che abbiamo avuto il piacere di veder nascere ed accompagnare in qualche modo in tutto il nostro "cammino"...

- Caritas Nepal: testimoniando Cristo, da 25 anni al servizio di poveri ed emarginati
(di Christopher Sharma)


Godavari: Padre Pius Perumana (Direttore Caritas Nepal) e Marco Banchelli