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sabato 1 novembre 2014

Da "I giorni di Tilicho 1998": la sacra Muktinath

Upasana Malla, Marco Banchelli e Jeetbhadur Magar
a Muktinath con la bandiera dell'Europa
Nel giorno di "Ognissanti", approfitto della storia (per immagini e qualche parola) che si sta sviluppando in altre pagine riguardo alle avventure in bicicletta sulle acque con lo Shuttle Bike, per segnalarla anche attraverso questo BLOG dal vago sapore di "spirito".
E' una specie di piccola galleria fotografica (a cui sicuramente si aggiungeranno anche altre immagini), per avere un'idea di quel sacro e quell'azzurro che accompagnò quella fortunata esperienza del 1998...





E dato che ci sono, ne approfitto anche per ritornare su un pensiero su religioni e "cambiamenti" che in questa giornata e in questi tempi di tante confusioni mi pare particolarmente indicato.

Mi piacerebbe anche conoscere al riguardo qualche vostro pensiero e magari anche aprire una specie di dibattito, confronto... ci mancherebbe!
E naturalmente, 
Buona Festa di Ognissanti a TUTTI!

... l'avvicinarsi ad una religione e ad una filosofia 

come a presunte e definitive esperienze salvifiche:
più grande ne è il "bisogno",
più il rischio di sbagliarsi e confondersi 
è assai più che probabile,
quasi certo...

Alla Via, alla Verità, a Dio, come all'Illuminazione,
alla Preghiera come alla Meditazione
o comunque alla visione più chiara della Vita,
si comincia ad avvicinarsi quando,
in ciò che cercavi,
ti imbatti o ti incontri 
in un momento che non cerchi,
in cui non ci pensi,
o stai talmente "bene"
che quasi credi di non averne il bisogno...

Ed inizi a comprendere,
a sentirti più forte e sicuro, migliore.
Ma non siamo stati noi a scegliere...
Noi siamo gli "scelti"!
Il nostro  compito è solo il "riconoscere",
e farsi avvolgere,
e accompagnare.
Anche se talvolta il "cammino" potrà sembrare arduo
o l'ostacolo che avrai di fronte insuperabile.
La "destinazione" ne vale assolutamente la pena:
essere in sintonia con l'Assoluto ed il Supremo
come con noi stessi e TUTTI gli Altri...





venerdì 17 ottobre 2014

Sul Nepal e l'Himalaya, gli Annapurna, il "mio" Machhapuchhre...

L'amico Rajendra di Nepal Nature definisce gli ultimi accadimenti che hanno interessato la regione degli Annapurna come i più "drammatici" della storia del turismo nella forma che più ha reso famoso il Nepal nel mondo: il trekking. 

In queste ore non possiamo che non essere vicini a chi è stato in qualche modo colpito da questo incredibile evento. Anche se permettete che personalmente possa tirare un gran sospiro di sollievo nell'apprendere che il nostro "fraterno" amico Robin, abbia fatto appena in tempo a rientrare al sicuro prima dell'inferno... 
Conosco molto bene tutta quella zona del Nepal: dal Campo Base Annapurna nel versante sud, alla regione di Manang e Muktinath verso il Mustang, fino allo stesso Tilicho, nel versante nord. 
La sacra piramide del Machhapuchhre
(Marco Banchelli - gennaio 2000)
Andare per certi sentieri di alta quota, anche se alcuni itinerari possono essere alla portata di tutti, non è mai uno scherzo e soprattutto MAI andrebbe preso come una "normale" camminata nelle nostre montagne. Fosse solo per la lontananza e tutti i problemi  collaterali ad eventuali "imprevisti" che essa porta. Ma anche per una forma di rispetto ad una natura e delle montagne che appartengono ad altre culture e tradizioni.
E comunque le percentuali di rischio da sempre indicano questi straordinari percorsi che avvicinano al cielo, come i più pericolosi del nostro pianeta. Anche per i "trekking facili"...
Io stesso ho avuto modo di verificare certe situazioni fin dalla mia prima esperienza  nel 1985, giusto giusto di questi tempi e in questa stagione. Consigliata da guide ed esperti, ma assolutamente aperta ad eventuali e repentini "cambiamenti". Anche senza il terribile ciclone di quest'anno.
In quell'ottobre di quasi trent'anni fa infatti, la temperatura (per fortuna) non consentì alla neve di cadere, ma prendemmo tanta di quell'acqua... Se avessimo avuto quelli che ci avevano consigliato (e garantito) per la semplicità dell'escursione e la bellezza di quel periodo dell'anno, li avremmo assai volentieri lasciati agli attacchi delle sanguisughe da cui ci dovevamo difendere. Come minimo... E proprio verso il classico percorso del "santuario" Annapurna.
Anche se da quella "lezione" tanto cominciai ad imparare nella conoscenza del "mio" Nepal.
Nel maggio 1993, verso il Pisang Peak ed il tentativo di superare  i "6.000" con la bicicletta, fu solo grazie al grande fiuto ed esperienza del mio Jeetbhadur che ci risparmiammo di essere sommersi da un'incredibile nevicata che in una notte coprì tutta Manang, la valle ed i picchi che la circondano. E assolutamente devo ritrovare un bellissimo articolo di Riccardo Fontanini per LA NAZIONE, che lo raccontò e lo ricorda... (TROVATO! Lo inserisco nel "CampoBase" dei miei scritti, il blog di CICLISTIperCASO, con altre considerazioni... - basta cliccare su queste righe... )
Ma anche i tanti amici che in questi anni hanno anche solo tentato di condividere con me una normale alba dall'erta collina di Sarangkot, hanno imparato che non sempre le montagne si "concedono", neppure alla vista.
Adesso però, a rappresentare il Nepal e la sua "dimora delle nevi" che è l'Himalaya, e testimoniare la mia vicinanza a chi in un qualche modo è stato colpito da questa tragedia, non posso che evocare tutta la sacralità e spiritualità del mio Machhapuchhre.
E, naturalmente, NAMASTE'!



venerdì 19 settembre 2014

Caritas Nepal: i primi "25" anni di attività

Riprendiamo da "Asia News" una notizia che ci riguarda molto da vicino: il primo "quarto" di secolo di servizio della Caritas che abbiamo avuto il piacere di veder nascere ed accompagnare in qualche modo in tutto il nostro "cammino"...

- Caritas Nepal: testimoniando Cristo, da 25 anni al servizio di poveri ed emarginati
(di Christopher Sharma)


Godavari: Padre Pius Perumana (Direttore Caritas Nepal) e Marco Banchelli




mercoledì 13 agosto 2014

"... un sorriso che mi accompagnerà per sempre"

Il Nepal è nel mio cuore perché soprattutto in Nepal ho avuto modo di scoprire ed imparare tanti piccoli-enormi "segreti" della Vita.

Le lezioni che ho ricevuto sono state veramente tante, come dire: quotidiane e spontanee, naturali... 
OGGI però una mi batte ancora più forte nel cuore. Quella che ricevetti nel sacro tempio di Pashupatinath da un giovane che sembrò cogliere il momento di "pena" che stavo attraversando in quei tempi: 
NON TI PREOCCUPARE, SU' CON LA VITA! E' SEMPRE UNA GRANDE FORTUNA IL POTERLA VIVERE OGNI GIORNO... E CHE TU POSSA AVERE UNA SERENA MORTE!
Parole che lì per lì, senza riflettere, mi sembrarono anche di cattivo gusto: ma che poi, da quel giorno, ho avuto sempre più modo di verificare ed apprezzare per quanto fossero vere! 

Mi spiace solo che quel giovane non abbia potuto incontrare tanti altri ad iniziare dalla stessa tristissima vicenda di queste ultime ore legata alla vita ed alla morte di Robin Williams...
Anche grazie a quel giovane ho imparato ad apprezzare e rispettare esperienze di vita ben diverse e soprattutto assai più "ricche", tanto per chi le ha vissute in prima persona come per chi ha avuto il privilegio di conoscerle e magari condividerle per anni od  anche solo per pochi istanti.
Credo che la più grande fortuna umana sia il tentare di guardare ed ispirarsi a persone come Nelson Mandela (e il "suo" William Ernest Henley), Madre Teresa di Calcutta, Francesco d'Assisi (e d'Argentina!) e poi Franco, Gino, Mauro, Giulia, mia madre, "nonna Maria"... 

E come quel ragazzo di Pashupatinath, che vedo ancora avvicinarsi a me trascinandosi sulle mani per la lebbra che gli aveva completamente "mangiato" le gambe, ma con un sorriso che mi accompagnerà per sempre.

NAMASTE'!
Marco Banchelli


"Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima. "

da INVICTUS
William Ernest Henley







martedì 15 luglio 2014

Calenzano: il Viola Club Saharawi saluta i bambini arrivati in Italia per l'estate


Anche quest'anno sono arrivati nella Piana di Sesto Fiorentino come in altre zone della Toscana e d'Italia, dei piccoli gruppi di bambini Saharawi che, nel periodo più torrido dell'anno per i campi profughi dove vivono nel profondo sud di Tindouf del deserto algerino, trascorrono con noi alcune settimane estive. Tra vacanza e solidarietà.
Un momento certamente bello e importante ma che sicuramente potrebbe e dovrebbe diventare ancora più importante. Magari anche in certi momenti tipo quelli vissuti nello scorso fine settimana tra un torneo di calcetto ed una straordinaria cena tra le vecchie mura di un'antica residenza su una cresta della Calvana...
Magari tentando proprio di coinvolgere alcuni bambini degli amici marocchini che da anni risiedono nelle nostre zone. E oltre...
Ed in questo senso andrà certo il nostro impegno e quello del Viola Club SAHARAWI che ha comunque avuto modo (e con grande piacere!) di essere presente in questi momenti.
Con un particolare ringraziamento a Floriana, Pierluigi e Clara.





lunedì 7 luglio 2014

"Corri la Vita 2014": presentata oggi a Firenze l'edizione n° 12



- agli organizzatori di
CORRI LA VITA 
 
Anche quest'anno,
dai sentieri dell'Himalaya alle piazze di Firenze,
CICLISTIperCASO
sempre con Voi!
"Portatori" del grande messaggio di solidarietà e di speranza
di CORRI LA VITA
per le strade del mondo.
 
Marco Banchelli
 
 
 
 

 

lunedì 23 giugno 2014

Papa Francesco e il "dono" dell'ascolto

"Ascoltare non è sempre semplice.
A volte è più comodo fingersi sordi, coprirsi le orecchie per non sentire.
Spesso, all'ascolto autentico, sostituiamo le e-mail, gli sms o le chat, privandolo così della concretezza dei volti, degli sguardi, degli abbracci.
Possiamo scegliere di ascoltare solo alcune voci, naturalmente quelle che ci convengono: c'è sempre qualche adulatore pronto a dirci proprio ciò che vogliamo sentire.

Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, preservare la parola altrui.
E' necessario fare tutto il possibile per predisporsi all'ascolto nel modo migliore, perché tutti possano parlare, perché si tenga conto di ciò che ciascuno vuole dire.
Nell'ascolto si consuma una sorta di martirio, un sacrificio di se stessi in cui si ricrea il gesto sacro dell'Esodo: togliti i sandali, procedi con cautela, non spingere. Taci, questa è una terra santa, c'è qualcuno che ha qualcosa da dire: saper ascoltare è una grazia immensa!
E' un dono che bisogna invocare per poi esercitarsi a praticarlo."

Papa Francesco

da
E' L'AMORE CHE APRE GLI OCCHI
Rizzoli